How it feels to be a Spoker? – Davide

Settimana super impegnata qui in HUB/SPOKE.

Tutti mi promettono un’intervista appena sbrigato un po’ di lavoro, ma io sono in vena di chiacchierare e per fortuna anche il nostro Davide.

Davide, classe ’96, ha un’azienda tutta sua e fa il programmatore: non male per avere “solo” 22 anni!

– Ciao Davi, hai 10 minuti? 5?
– Certo, ci mancherebbe! Cosa vuoi sapere?

– Inizia con il raccontarci un po’ di te. Chi sei e cosa ti ha portato qui oggi.
– Domande serie! *ride*
Sono Davide e ho 22 anni, ma forse questo lo sapete già! Vivo a Quartu, ma preferisco dire nella Città Metropolitana di Cagliari!
Nella vita faccio il programmatore e mi occupo di sviluppare siti web, app web e app mobile.

– Come e quando hai iniziato ad appassionarti al settore?
– Avevo 8 anni in verità. Il computer di casa aveva smesso di funzionare, perciò ci ho messo le mani e in qualche modo ho risolto il guasto! Ti svelo un segreto però: penso sia stata solo fortuna!
Però da lì ho capito che la cosa mi appassionava e non poco, quindi ho iniziato a sperimentare e crescere da autodidatta sino ad arrivare, a 15 anni, a sviluppare completamente da solo delle app che poi mettevo in uno store e venivano comprate e utilizzate dagli interessati.

– Wow! Scommetto che te lo dicono in tanti ma sei un vero e proprio enfant prodige!
Come sei arrivato quindi ad avere un’azienda tutta tua a soli 20 anni?
– Quello che mi piace di più del mio lavoro è trovare soluzioni a problemi complicati, più sono difficili più è grande la soddisfazione che provo dopo averli risolti. Perciò per me è stato naturale puntare sempre più alto, andare verso progetti sempre più importanti e complessi.
Dopo il diploma ho iniziato a lavorare come freelance e nel frattempo sono stato 3 mesi in UK, dove ho fatto un tirocinio presso un’azienda che si occupa di software per l’analisi di dati satellitari.
Più tardi ho collaborato alla realizzazione di The Shukran, un Social Network molto in voga nel mondo arabo.
Il team di Shukran è sempre stato molto affiatato, perciò continuando la collaborazione con gli altri professionisti è nata Giornaliera, un progetto esistente che abbiamo deciso di rimodernare che si occupa, appunto, delle giornaliere dei dipendenti.
Nel 2017, invece, abbiamo finalmente deciso di fondare la nostra società: Stackhouse!

– Cosa consiglieresti perciò a qualcuno che voglia intraprendere la tua professione?
Gli direi di passare meno tempo a pensare di fare e più tempo invece ad iniziare a fare sul serio. Sperimentare, studiare e provare. Non c’è altro modo per quanto mi riguarda!

– Ora una domanda di rito: perché un coworking e perché H/S?
– Con il mio team abbiamo provato diversi spazi, anche uffici più riservati e privati, ma questo è il posto che preferiamo: perciò ci siamo fermati qui!
Ci troviamo bene in mezzo alle persone, il nostro lavoro diventa più creativo e stimolante a contatto con altri professionisti. L’aria che si respira poi è fantastica, si può scherzare, fare una pausa insieme, infatti adoro l’Area Relax! Credo sia molto importante trovare un equilibrio tra le ore dedicate al lavoro e quelle invece allo svago.

– Cosa invece cambieresti o vorresti migliorare del nostro coworking?
– Adoro le postazioni, sono grandi e spaziose e mi piace la possibilità di personalizzarle. Quello che manca secondo me è un tocco di verde! Lo apprezzerei molto!
Punterei anche sul migliorare i servizi riguardanti il relax e il benessere della community, come dei nuovi arredi, una zona riposo o dei bagni attrezzati con docce. Sarebbe il massimo per un digital nomad come me!